era un bellissimo villaggio in cui Pace e Prosperità erano sempre le benvenute. Il Cielo era governato da due Re molto buoni.

I suoi colori erano tenui, delicati e armoniosi, i fiori profumavamo e danzavano nel prato. Gli abitanti di questo posto erano persone perbene, lavoravano insieme e si rispettavano a vicenda.
I bambini giocavano per le strade alberate, correndo di qua e di là, padroni della natura che li ospitava.
Non vi erano motivi di tristezza o invidia, perché nessuno, fino a quel momento, sapeva cosa fosse il male.
Tanti anni prima,
quando ancora il Cielo era abitato soltanto dalle creature alate, cominciarono ad arrivare, da lontani villaggi, decine di famiglie.

Il popolo, così formatosi, decise di eleggere due Re, con pari diritti e pari doveri, perché, si sa, quattro occhi vedono meglio di due.
-Perché dovremmo eleggere un solo Re? Se si ammalasse un giorno, ci vorrebbe qualcuno a poterlo sostituire. Averne due è la soluzione migliore, ne sono certo! – esclamò Gastone, il più anziano della tribù celestiale.
Il dibattito durò a lungo, finché si arrivò ad una soluzione: Oscur ed Albin sarebbero stati incoronati al compimento del loro sedicesimo anno. Mancava davvero molto poco a quella data e tutti attendevano con ansia di poter finalmente autoproclamarsi Popolo del Cielo!
Il 18 marzellin del duemilafiori venne annunciato a tutto il villaggio, con squillo di trombe e rullo di tamburi, che Oscur ed Albin erano adesso Re del Cielo, che avrebbero governato l’uno al fianco dell’altro, con la promessa di rispettarsi vicendevolmente e di non dimenticare mai di mettere sempre al primo posto il bene del proprio Regno.

Seguirono anni di serenità; Oscur ed Albin si davano il cambio.
Oscur, infatti, era Signore della notte e ogni sera, quando Albin, stanco ormai di aver illuminato l’intero villaggio per tutto il giorno, gli passava in consegna la gestione del potere, accompagnava a casa i lavoratori più infaticabili, teneva compagnia alle persone sole e rimboccava le coperte ai suoi adorati sudditi.
Un giorno, durante una delle tante passeggiate al crepuscolo dei due re, incontrarono delle amabili fanciulle e la loro esistenza, benché già entusiasmante, si colorò di infinite sfumature.
Poco ci volle affinché i due prendessero rispettivamente moglie e, durante la celebrazione, ancora una volta promisero di non lasciare che niente alterasse quell’equilibrio costruito nel tempo.
Dalle due unioni, nacquero, a breve distanza tra loro, uno splendido bambino di nome Sole, figlio di re Albin, e una meravigliosa bambina di nome Luna, figlia di re Oscur.

Così come accaduto per i padri, anche Sole e Luna divennero molto amici e crebbero insieme, senza mai perdersi di vista.

Nascosto,
nelle più profonde insenature del cielo, per tutto quel tempo, era cresciuto uno strano personaggio.
Un seme di malvagità, germogliato per errore su una nuvola nera triste e sola, in spazi sconosciuti al popolo celestiale.

Sole e Luna erano soliti girovagare a bordo delle creature alate alla scoperta di quel fantastico mondo che sembrava non essere mai a corto di novità e sorprese. Fu proprio durante una di queste avventure che i due conobbero Neo.
Neo aveva un solo obiettivo: conquistare il Cielo, diventarne unico sovrano e regnare secondo le Sue regole, riluttante a quella stra-ordinaria, urticante mielosità.
Neo non conosceva altra forma di espressione se non l’arroganza, d’altronde, nemmeno lui sapeva perché fosse nato in un mondo così allegro e pacifico.
Stufo di porsi domande sulla sua esistenza, decise che quell’unico, immenso, incondizionato desiderio dovesse essere esaudito; e chi, se non quei così giovani e ingenui fanciulli di Sole e Luna, avrebbe potuto procurargli lo scettro tanto agognato?
Neo non dichiarò subito la sua identità, né tanto meno, disse nulla in merito al suo scopo, anzi, per evitare di destare sospetti su di lui, cominciò a frequentare, con notevole sacrificio, quella coppia così tanto affiata e che giorno per giorno stringeva un legame sempre più forte.
Finalmente,
quando Sole e Luna capirono di essere fatti l’uno per l’altro,e il loro sentimento era ormai tramutato da amicizia in Vero amore,

Neo ebbe l’occasione per metterli alla prova. Aveva adesso qualcosa di grande a disposizione per ricattare Sole e Luna.
Un giorno, mentre i due passeggiavano per le vie del Cielo, Neo disse loro poche parole:
«Sole e Luna io voglio diventare padrone del Cielo, voi mi aiuterete. Se così non sarà, rimpiangerete i momenti belli trascorsi insieme, io dividerò le vostre vite».
A quelle parole Sole e Luna restarono immobili, sconvolti e desolati cominciarono a capire che quel piccolo esserino che sembrava tanto innocuo, in verità era cattivo, spregiudicato e avido.
I due scapparono e decisero che avrebbero nascosto tutto ai genitori e che, da soli, avrebbero trovato un modo per distruggere il malvagio Neo.
I giorni trascorrevano, e Sole e Luna cominciavano a volare sempre meno per paura di incontrarlo; Neo, però, sapeva dove trovarli e continuava con l’assurda richiesta che entrambi i giovani avrebbero dovuto rubare i rispettivi scettri ai genitori.
Oscur e Albin, nel frattempo, ignari di tutto, continuavano a governare il loro regno, con lo stesso amore e la stessa perseveranza di sempre. I due re, però, vedendo i loro figli tristi e sconsolati e non comprendendo la natura del loro malessere, decisero di indire una festa in loro onore. Erano ormai due giovani maturi, amati e rispettati dal popolo come i più splendenti dei principi. Cominciarono così i preparativi per questo grande banchetto, tutti i sudditi erano stati invitati a corte, decine di creature alate vennero messe a disposizione per loro.
Sole e Luna, felici per quella bellissima idea, non riuscivano a dimenticare la richiesta e il ricatto di Neo; decisero pertanto che, in quella occasione, approfittando della gran confusione che si sarebbe creata a Palazzo, avrebbero sottratto i due scettri ai rispettivi genitori e sarebbero fuggiti via prima del gran finale, per consegnarli al malvagio rivale.
Disperati e colpevoli, i due promisero di rimanere uniti nel progetto ed escogitarono il loro piano, chiedendo a Neo, fiducioso nell’ingenuità della coppia, di attenderne l’esito.
Arrivò quel giorno.
Tutto era pronto per festeggiare,

e, purtroppo, anche Luna e Sole erano pronti a compiere il gesto che avrebbe spezzato il cuore dei genitori e di tutto il popolo del Cielo,
finché…
Proprio nel mezzo della festa, Oscur ed Albin presero la parola e, di comune accordo, Albin lesse il seguente discorso:
« Cari e amatissimi sudditi, oggi festeggiamo l’unione dei nostri figli davanti a voi tutti che siete per noi come una famiglia.Luna e Sole saranno i nostri successori, quando io ed Oscur non ci saremo più. Loro rispetteranno voi e voi rispetterete loro, affinché il Cielo non sia mai afflitto da nessuna tristezza, ingiustizia e tradimento ».
Dopo quel discorso, Sole e Luna si guardarono e tutto apparve chiaro ad entrambi, che, commossi da tali parole, capirono di non poter voltare le spalle a tutto ciò che i due re avevano fino a quel momento costruito e che troppo grande sarebbe stato il dolore arrecato loro dal terribile gesto che volevano compiere.
Così decisero di non presentarsi all’appuntamento con Neo.
Neo, irato e furibondo, fece irruzione nella festa; manifestandosi in tutta la sua potenza.
Quel piccolo seme di malvagità, di fronte a una così grande forma di amore ed onestà, esplose in un’enorme massa mostruosa e prepotentemente entrò nel palazzo, distruggendo tutto ciò che incontrava nel suo cammino. Giunto tra la folla impaurita e incredula nella sala in cui il banchetto era in atto, vendicandosi di quell’affronto subìto da Sole e Luna, gridò:
«Per decenni sono rimasto nascosto su una nuvola nera, triste e sola che nessuno ha mai visto, mentre tutto il vostro mondo splendeva e si riempiva di amore e affetto. Io, un seme di malvagità germogliato per errore negli anfratti più scuri del Cielo, ho vissuto nella speranza di diventare, un giorno, importante, come lo siete stati voi. L’unica mia speranza, nutrita dal loro timore, erano questi due giovani, spaventati e pronti a tradire tutto il regno celestiale pur di non essere divisi.
Ebbene, se l’amore che voi nutrite per i vostri sudditi è così grande da essere ancora una volta messo al primo posto, oggi io vi maledico!
Da stanotte il Cielo vivrà due vite parallele, non esisterà più un unico grande regno, ma due, separati e inconciliabili».
Dopo aver pronunciato queste parole, Neo sparì in una nube di fumo, con un forte boato.
Sole e Luna non passeggiarono più insieme tra le nuvole del Cielo, non salirono più sulle loro creature alate per avventurarsi tra gli spazi sconosciuti del loro regno e non si divertirono più.
Sole viveva nel Regno del Giorno, Luna nel Regno della Notte.

Splendevano alti ma in due momenti diversi, destinati a non coesistere e a non trovarsi.

Ma,
la bontà del loro animo, il gesto d’amore per il proprio popolo, fu comunque premiato da Madre Natura, creatrice di quel villaggio.
Un evento, sotto diverse forme e in diversi periodo dell’anno, avrebbe permesso a Sole e Luna di incontrarsi ancora:
l’eclissi.

I due giovani amanti avrebbero potuto di nuovo avvicinarsi e rimanere abbracciati, donando al Cielo e ai sottostanti villaggi, un meraviglioso spettacolo, una danza d’amore e luce, unica.
FINE


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